Nella mia rubrica Psico-Soluzioni (ogni martedì su Instagram sul mio profilo @marcocatania.tb ) sono spesso arrivate richieste rispetto al superare il dolore per la fine di una relazione e riuscire ad andare avanti.

Ogni volta le risposte sono state diverse e legate ad aspetti specifici così oggi ho deciso di scrivere quest’articolo che affrontasse in modo più ampio l’argomento dando delle indicazioni pratiche di self-help.

La ricetta per una pozione che permetta di superare il dolore dopo la fine di una relazione.

Partiamo dalla brutta notizia. Esistono gli ingredienti per preparare una buona pozione, ma la pozione non è magica ed il dolore non svanisce “come se nulla fosse stato”. Questo ci porta alla buona notizia, se ben mescolati questi ingredienti ti daranno modo di superare il dolore e di vivere diversamente il ricordo (e non di cancellarlo).

Già, perché anche se una relazione alla sua conclusione è stata pessima e piena di insidie, di veleni e di dolori, varrà comunque la pena ricordarla. Fosse anche solo come monito per il futuro.

Il dolore non va mai fuggito, ma attraversato.

attraversare il dolore dopo la fine di una relazione

 

Per farlo, tuttavia, abbiamo bisogno della giusta preparazione.

Amici ti avranno spesso detto “dai, un po’ di tempo e passerà”. Avevano ragione. Avevano anche torto però. Il punto non è la quantità di tempo ma la qualità di quel tempo. Come lo impieghiamo e come cerchiamo di superare la problematica.

E attenzione che questo è davvero importante. Prima di cercare di superare quel dolore vorrei che tu ti fermassi un attimo a pensare se, al momento, vuoi davvero superare il dolore oppure no. Se la tua risposta è negativa non hai nulla da rimproverarti. La vita non è una gara, non è una costante performance e se senti di aver bisogno di provare quel dolore, per adesso, salvati quest’articolo tra i preferiti e ritorna quando avrai deciso che ne hai abbastanza e sei intenzionata ad andare avanti perché l’hai deciso tu e non perché qualcun altro ti ha detto che è giunta l’ora.

Se invece la tua risposta è positiva, iniziamo con gli ingredienti!

 

pozione per superare la fine di una relazione

 

1° Ingrediente: No contact. No excuses.

“No ma sai ci tenevo a sapere come sta il suo cagnolino”, “ho saputo che il suo lontano prozio si è operato per togliere un piccolo neo e mi sembrava giusto chiedere come stesse”, “volevo fargli gli auguri per il nuovo lavoro, mi sembra una cosa da rapporto civile”.

Devo continuare?

Tutte queste frasi, in termine tecnico, hanno un nome ben preciso: autoinganni.

E noi non siamo qui per autoingannarci, vero?

No contact vuol dire che è più che sano bloccare l’ex partner su tutti i social (o cancellarlo) così da non cadere in tentazione nel guardare le storie, vedere cosa fa, dov’è, se manda ipotetici e misteriosi messaggi criptati (se vuole dirti qualcosa può chiamarti, ti assicuro che non ha bisogno di enigmatiche citazioni in calce ad una canzone depressiva).

Qualcuno potrebbe dire che bloccare sui social è “infantile”. Sinceramente, non lo è. Se hai almeno 30 anni avrai vissuto una parte della tua adolescenza nel mondo “pre-social”. Ti ricordi come funzionava? Dopo la rottura l’ex partner spariva dalla tua vita o, quantomeno, non era uno stimolo virtuale onnipresente nelle tue giornate e questo rendeva le cose migliori.

Se ne avrai voglia potrai riallacciare i contatti più avanti, quando potrai dirti serenamente di averla superata. Se davvero l’avrai superata (occhio agli autoinganni) e se ne avrai ancora voglia.

Fanno parte di questa categoria anche tutte le vendette, le frecciatine, ed i tentativi di attirare l’attenzione. Questi comportamenti non solo ottengono l’effetto opposto ma, in più, gridano “ehi tu, guarda quanto soffro per te! Guarda quanto potere hai su di me e sulla mia vita!” e non importa che tu sia uomo o donna, eterosessuale o omosessuale: se c’era anche una minima possibilità di recuperare il rapporto, l’hai bruciata: chi potrebbe mai sentirsi attratto da qualcuno così prostrato?

Pensaci: che immagine di te stai rimandando, in quei momenti, al tuo ex partner? Tu vorresti stare con quell’immagine? Immagino di no…

 

bloccare l'ex alla fine di una relazione

 

2° Ingrediente: Estratto di rabbia

 

Rabbia. Eh sì, dopo una rottura si provano un turbinio di emozioni e sensazioni: tristezza, delusione, senso d’inadeguatezza, incredulità, delusione, perdita di punti di riferimento, malinconia etc. Tutti i segnali di un vero e proprio lutto. Si perché, tecnicamente parlando, la rottura di una relazione è un lutto a tutti gli effetti.

Tutte le emozioni e le sensazioni sopraccitate sfociano in un senso di impotenza e rabbia. Questa rabbia va fatta defluire. Ho parlato abbondantemente sul canale Instagram  (ed ancora ne parlerò) della scrittura terapeutica ma facciamo un breve sunto su come “estrarre” la rabbia in modo sano.

 

lettere di rabbia per superare la fine di una relazione

 

Prendi un taccuino, un quaderno o delle vere e proprie carte da lettera. Ogni giorno stabilisci una fascia oraria dove puoi stare in tranquillità, siediti, prendi carta e penna ed inizia a scrivere una lettera di rabbia cercando di trasferire su carta tutti i tuoi pensieri più negativi, tutte le imprecazioni, i ragionamenti, le accuse che riesci a far uscire dalla tua testa. Scrivi il più che puoi di getto e non rileggere nulla di ciò che scrivi. Quando arrivi alla fine della lettera prendi il foglio utilizzato, strappalo e buttalo. Ripeti l’operazione giornalmente.

“No ma io tra le varie emozioni che provo, non provo rabbia”. Bene. Prova a scrivere ugualmente, probabilmente è solo sopita o “non riconosciuta”.

Far defluire la rabbia è un passaggio molto importante nell’elaborazione del lutto. Questo ti consentirà di avere più energie mentali da dedicare ad altro, a te o semplicemente ti consentirà di liberare la mente da quel senso di torpore che può accompagnarti in queste circostanze.

Scrivere potrebbe far male in un primo momento, ma per superare la fine di una relazione l’unica via è passare attraverso quel dolore.

È inevitabile.

 

passare attraverso il dolore

 

3° Ingrediente: Mettere in ordine i tasselli

 

Qui ci vorrebbe un sottofondo musicale tipo “The night we met” dei Lord Huron; o almeno è quello che sto ascoltando io mentre scrivo questo paragrafo.

Tutti noi esseri umani, alla fine di una relazione, sentiamo quel senso di smarrimento e di perdita di punti di riferimento, di incredulità. Tutti noi in quei casi abbiamo pensato “davvero tutto quello che è stato finisce qui? Finisce così?” come se tutta la relazione fosse riassunta da quegli ultimi periodi di freddezza, di distacco, di cattiverie, di attacchi reciproci e di squarciante menefreghismo.

Bhe, non è così. Quella è solo una parte della storia. Nel tuo storytelling personale è il momento buio che il protagonista affronta prima di diventare l’eroe, è la difficoltà che permette di fare il salto di qualità e tutto quello che è stato prima è valso ogni singolo secondo.

Questo vale per tutti i tipi di relazione, anche per quelle più tormentate e disfunzionali. Prendere tutti quei momenti, belli e brutti e farne un unico impasto deforme non rende giustizia alle emozioni che hai provato, alle esperienze che hai vissuto, alla crescita che hai attraversato. Né ti sarà mai utile per crescere ed imparare davvero dai tuoi errori.

Come fare a creare ordine? Sento già la domanda uscirti di bocca.

 

galleria dei ricordi

Guarda la tua relazione come una galleria d’arte. Non come un film. Ogni singolo momento, ogni singola esperienza, ogni elemento emotivamente significativo è un quadro.

La sera, prima di addormentarti, chiudi gli occhi e visita la tua personale galleria d’arte. Proprio come faresti al Louvre, passeggia lentamente tra i quadri, guardali uno per uno e lasciati trasportare delle emozioni che ognuno di essi ti trasmette singolarmente. Alcuni quadri saranno meno significativi e li ignorerai, alcuni ti faranno venir voglia di piangere, altri di ridere. Tuttavia nessun quadro può, in alcun modo, pregiudicare l’impatto degli altri.

Anche questo, all’inizio, potrebbe essere doloroso. Per superare la fine di una relazione, tuttavia, non esistono scorciatoie: quel dolore va vissuto ed attraversato. Le prime volte probabilmente ti accorgerai solo dei quadri che ti suscitano emozioni negative ma, pian piano, cambieranno i quadri e cambieranno le emozioni e le sensazioni ad essi collegati.

 

superare la fine di una relazione

 

Preparazione e tempi di ebollizione

 

Ora conosci gli ingredienti e come usarli. Come detto inizialmente la pozione è molto efficace ma non è magica. Ci vorrà del tempo per prepararla a dovere. E se è vero che in amore non esistono regole, per superare la fine di una relazione qualche regola aurea c’è.

La più importante è darti del tempo per completare il processo. Durante la preparazione della pozione, i suoi vapori ti daranno già degli effetti, ma non confonderli con l’aver ingerito la pozione!

Tradotto e semplificato: è del tuo dolore che stiamo parlando, della tua vita, della tua perdita di punti di riferimento, delle tue emozioni. Non permetterti di svalutarle sperando di dimenticare tutto in un paio di giorni. Tempistiche realistiche in caso di elaborazione di un lutto importante si aggirano intorno ai 6 mesi. Ciò che farà davvero la differenza sarà come trascorrerai quei mesi: potrai farlo piangendoti addosso ogni istante o cercando di ricostruire laddove attorno a te vedi solo macerie. La differenza è notevole non credi?

ricostruire dalle macerie dopo la fine di un relazione

 

La guida di un Alchimista o pozioni fai-da-te?

 

Non sono mai stato a mio agio in quella categoria di colleghi che sostengono che per qualunque cosa lo psicologo sia necessario. Ed anche in questo caso non è detto che lo sia, detto in tutta franchezza.

Hai già superato la fine di una relazione in passato anche in autonomia giusto?

“Allora perché rivolgermi ad uno psicologo per superare una rottura relazionale? Che differenza c’è?”

La stessa che c’è tra il cimentarsi nell’arte delle pozioni da soli o guidati da un esperto alchimista.

 

pozione per superare la fine di una relazione

Il processo sarà sicuramente più veloce, il dosaggio degli elementi della pozione più accurato e la possibilità di far esplodere il laboratorio drasticamente ridotta; consentendo così risultati apprezzabili più stabili e raggiungibili in tempi minori.

Il vero elemento di differenza è la funzione di ristrutturazione e rielaborazione fornita dal contesto della seduta psicologica. Elemento che fa la differenza soprattutto in ciò che viene dopo aver bevuto la pozione.

Il dopo implica imparare seriamente a comprendere quali sono i propri circoli viziosi relazionali e come smontarli per riuscire a creare relazioni diverse che, col senno di poi, non sembrino esser fallite sempre per gli stessi errori, per gli stessi circoli viziosi, per le stesse paure.

Il dopo vuol dire far tesoro della sofferenza provata e riuscire ad utilizzarla efficacemente per creare delle relazioni migliori, piuttosto che nascondere la polvere sotto il tappeto come spesso viene fatto.

 

Già perché, una volta finito di ammirare le macerie, tocca ricostruire.

 

 

Dr. Marco Catania
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